Nel dicembre 2025 l'Italia ha modificato la sua legge sul diritto d'autore (articolo 92 della legge n. 633/1941) per estendere la durata della protezione delle fotografie non originali da 20 a 70 anni dalla data di produzione. Sebbene inquadrata come un adeguamento tecnico, questa riforma incide in modo significativo sullo status giuridico di gran parte del patrimonio fotografico italiano e solleva preoccupazioni per gli istituti di tutela del patrimonio culturale e gli archivi digitali.
Il sistema italiano di protezione fotografica a due livelli
La legge italiana sul diritto d'autore distingue tra:
fotografie creative, protette come opere d'autore ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 7, durante la vita dell'autore più 70 anni;
fotografie semplici (non creative), protette mediante diritti connessi ai sensi degli articoli 87 e seguenti;
Fotografie di scritti, documenti, documenti commerciali, oggetti materiali, disegni tecnici e simili, che sono esclusi dalla protezione (articolo 87, paragrafo 2).
Il criterio distintivo che aiuta a decidere se una fotografia è protetta in un modo o nell'altro è la creatività, intesa nella giurisprudenza consolidata come la capacità dell'autore di lasciare un'impronta personale attraverso la scelta e l'esecuzione del soggetto (Painer Vs Standard, causa C-145/10). Questi tre livelli hanno storicamente sostenuto sia la protezione del lavoro creativo che l'accesso del pubblico al patrimonio documentario.
Cosa cambia l'emendamento
La riforma della legge italiana sul diritto d'autore allinea la durata della protezione delle fotografie creative e non creative a 70 anni, sebbene il punto di partenza del calcolo sia diverso. Per le opere creative si inizia a contare dopo la morte dell'autore, mentre per le fotografie non originali il termine inizia alla data di produzione. Questo allineamento indebolisce sostanzialmente la distinzione funzionale tra le due categorie e trasforma un diritto correlato in un regime di quasi-copyright per le immagini non creative.
Impatto sulla digitalizzazione e sull'accesso
Sotto il regime precedente, semplici fotografie prodotte prima del 2005 erano già entrate nel pubblico dominio. Le istituzioni del patrimonio culturale hanno digitalizzato e condiviso apertamente grandi volumi di queste immagini, documentando la vita sociale, politica e culturale italiana del XX secolo. L'emendamento crea ora incertezza per quanto riguarda lo status giuridico delle fotografie scattate tra il 2006 e il 2025. Queste riproduzioni digitali potrebbero essere protette per il resto della maggior parte del secolo! In assenza di chiare disposizioni transitorie, gli enti sono esposti a maggiori rischi giuridici quando mettono a disposizione tali materiali, limitando potenzialmente le iniziative di digitalizzazione, l'accesso online e il riutilizzo.
Una sfida per la Carta del pubblico dominio Europeana
La Carta europea del pubblico dominio sottolinea che la protezione a lungo termine del diritto d'autore dovrebbe essere riservata alle opere che riflettono una creatività sufficiente, al fine di preservare un equilibrio tra i diritti degli autori e l'interesse pubblico all'accesso alla conoscenza. Estendere un mandato di 20 anni a un mandato di 70 anni per le fotografie non creative rischia di minare questo equilibrio e restringere il pubblico dominio.
Guardando al futuro
L'emendamento chiede un riesame urgente. Il ripristino di un termine più breve per semplici fotografie e la tutela esplicita della fotografia documentaria e del patrimonio contribuiscono ad allineare la legislazione italiana agli obiettivi della Carta di pubblico dominio di Europeana.
In assenza di tali misure correttive, il cambiamento limiterà l'accesso al patrimonio culturale e indebolirà il ruolo del dominio pubblico come risorsa condivisa per la ricerca, l'istruzione e la partecipazione culturale.
Cosa puoi fare
Se desideri saperne di più sulle questioni sollevate in questo post, ti invitiamo a entrare a far parte della comunità dei diritti d'autore di Europeana Network Association e a seguire le attività del capitolo Creative Commons Italia.
